Combat Center Bologna ASD - Jeet Kune Do


Si può senza ombra di dubbio dire che il Jeet Kune Do sia l'eredità che Bruce Lee, il leggendario attore cinese di film d'azione, ci ha lasciato dopo la sua prematura scomparsa avvenuta nel 1973. Straordinario praticante di arti marziali e conoscitore di molti stili di combattimento orientali e occidentali, Bruce Lee diede il via con le sue idee innovative a una vera e propria rivoluzione epocale. I suoi concetti relativi alla preparazione fisica, atletica, tecnica e le sue teorie sul combattimento totale sono ancora oggi più attuali e moderne che mai.


La struttura del Jeet Kune Do si basa su alcuni concetti semplici e unici. Prima di tutto non ci si deve porre alcun limite, né nello studio nè nella pratica, ma si deve continuare a sperimentare ogni cosa che può essere utile allo scopo, fino ad arrivare a selezionare il meglio per creare il “proprio” Jeet Kune Do. Infatti non è il praticante che deve adattarsi all’arte ma il contrario, e questa fu una delle idee più rivoluzionarie di Bruce Lee e che gli creò non pochi problemi con i Maestri di arti tradizionali dell’epoca, per i quali invece l’arte doveva essere sempre e comunque al di sopra di ogni cosa. Secondo questo concetto il praticante di Jeet Kune Do non impara solamente la tecnica e la filosofia di un’arte marziale così come gli viene insegnata in palestra, ma intraprende un percorso individuale che lo porterà a conoscere se stesso, il proprio corpo e la propria mente, in maniera molto più approfondita di quanto mai fatto prima. Il modo migliore per descrivere il Jeet Kune Do è, come diceva Bruce Lee, che si tratta di un sistema “semplice, diretto e non classico”. Semplice, perchè solo le tecniche semplici possono funzionare quando si è sottoposti allo stress di un'aggressione o di una rissa e si è consapevoli di rischiare la vita. Diretto, per evitare gli inutili fronzoli o i dettagli stilistici che potrebbero compromettere il risultato di qualsiasi azione di difesa o di attacco. Non classico perchè non è vincolato a un programma tradizionale da mantenere nel tempo, inalterato e uguale a se stesso, ma nella continua e costante evoluzione alla ricerca della massima efficacia possibile. Il Jeet Kune Do nasce dall’inserimento di diversi concetti del pugilato occidentale e della scherma nei programmi tradizionali di Wing Chun, praticato da Bruce Lee all’inizio della sua attività, ed è molto diverso da quello dei nostri giorni perché chi lo pratica e lo insegna oggi può essere stato influenzato dalle tante discipline apparse nel panorama mondiale auccessivamente come la Muay Thai, il Brazilian Jiu Jitsu, il Krav Maga, ma è proprio per questo che il Jeet Kune Do sarà sempre un sistema all’avanguardia e in grado di soddisfare le richieste dei praticanti di arti marziali più esigenti. Il lavoro tecnico attuale copre tutte le distanze base del combattimento, lunga, media e corta, con l'impiego di calci, pugni, gomitate e ginocchiate, trapping, leve articolari, fino alle proiezioni al suolo e alle difese da terra. Altra nota caratteristica del Jeet Kune Do è lo studio sui cinque metodi d'attacco, il vero e unico filo conduttore di ogni programma tecnico e didattico che si rispetti. S.D.A.(Single Direct Attack): l'attacco diretto improvviso e fulmineo con il braccio o la gamba avanti, per anticipare l'aggressore e batterlo in tempismo e velocità. A.B.C.(Attack By Combination): portare sequenze di colpi di gambe e di braccia sfruttando la corretta meccanica del corpo per colpire a ripetizione scaricando tutta la potenza in ogni colpo per chiudere lo scontro con successo. P.I.A.(Progressive Indirect Attack): una strategìa sofisticata e funzionale che consiste nell'interrompere una tecnica e passare alla successiva, come se fosse una finta, ma molto più fluida e dinamica. H.I.A.(Hand Imobilization Attack): in sostanza la sigla che si riferisce al lavoro di trapping utilizzato per aggirare o per abbattere le barriere difensive innalzate dall’avversario. A.B.D.(Attack By Drawing): una vera e propria trappola per trarre in inganno l’avversario lasciandogli spazi nella guardia per invitarlo a colpire e sorprenderlo con colpi d'incontro, anticipandolo e sconfiggendolo. L'allenamento sugli spostamenti e sul footwork permette di poter fluire passando da una distanza all’altra e da un metodo all'altro cambiando la strategìa e adattandosi velocemente a qualsiasi tipo di avversario. L’idea di Bruce Lee di utilizzare cuscini colpitori per poter allenare i colpi alla massima potenza, insieme a quella di indossare protezioni appositamente studiate per combattere a contatto pieno, portarono alla nascita di quella che tutti noi oggi conosciamo come Kickboxing, che rappresenta una parte fondamentale dell’allenamento del Jeet Kune Do. Davvero molto valida sul piano della preparazione ed estremamente divertente da praticare, anche se ne viene appositamente trascurato l’aspetto prettamente agonistico e sportivo, la parte di Jun Fan Kickboxing (Jun Fan era l’originale nome cinese di Bruce Lee) sviluppa nell'allievo la resistenza, la reattività, il footwork, la velocità d'esecuzione e la capacità di portare colpi con scioltezza, precisione e potenza. Tutto questo, unito alle tecniche di base del Wing Chun che Bruce Lee aveva mantenuto come base di partenza dei suoi studi e delle sue ricerche, (più noto con il nome di Jun Fan Gung Fu) rendono il Jeet Kune Do ancora a tutt’oggi il sistema di combattimento a mani nude più completo, efficace e versatile di tutto il panorama marziale mondiale.













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