Elenco degli articoli pubblicati sul "Dove Settimanale di Spettacolo"



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Dove 620 - 17/03/2006 - Violenza e non violenza

Dove 621 - 24/03/2006 - Attenzione e prevenzione

Dove 622 - 31/03/2006 - Difendersi con oggetti comuni

Dove 623 - 07/04/2006 - L'importanza di dire NO

Dove 624 - 14/04/2006 - Uomini e donne

Dove 625 - 21/04/2006 - Il coraggio e la stupidità

Dove 626 - 28/04/2006 - Conoscere i fatti per capire

Dove 627 - 05/05/2006 - Se i guai ci vengono a cercare

Dove 628 - 12/05/2006 - La rabbia e la paura

Dove 629-630 - 19/05/2006 - Combatcenterbologna.com

Dove 631 - 02/06/2006 - Denaro, vittoria, dignità

Dove 632 - 09/06/2006 - Perchà le attenuanti???

Dove 633-634 - 16/06/2006 - Esibizione a Budrio

Dove 635 - 30/06/2006 - Onore a un eroe

Dove 636 - 14/07/2006 - Rispetto e tolleranza

Dove 637 - 28/07/2006 - A proposito della coppa

Dove 638 - 07/09/2006 - Ricominciano i corsi

Dove 639 - 15/09/2006 - Ma cosa aspettate ancora?

Dove 640 - 22/09/2006 - Meglio provare che guardare

Dove 641 - 29/09/2006 - Stage di Sifu Acquistapace

Dove 642 - 06/10/2006 - Esibizione da Decathlon

Dove 643 - 13/10/2006 - 4a mostra dei coltelli

Dove 644 - 20/10/2006 - Il cittadino può intervenire?

Dove 645 - 27/10/2006 - Intervenire a norma di legge

Dove 646 - 03/11/2006 - Difendersi da un coltello???

Dove 647 - 10/11/2006 - Il rispetto della legalità

Dove 648 - 17/11/2006 - Arti marziali e cinema

Dove 649 - 24/11/2006 - Voi cosa volete fare?

Dove 650 - 01/12/2006 - Donne, attente a ciò che fate

Dove 651 - 08/12/2006 - Diciannove a ottantuno

Dove 652 - 15/12/2006 - Cosa siamo e chi siamo

Dove 653-654 - 22/12/2006 - Un anno importante

Dove 655-656 - 12/01/2007 - Ritorna sifu Bonomelli

Dove 657 - 26/01/2007 - Il problema numero uno

Dove 658 - 02/02/2007 - A me non capiterà mai

Dove 659 - 09/02/2007 - Buoni e cattivi

Dove 660-661 - 16/02/2007 - Jun Fan Kick Boxing

Dove 662 - 02/03/2007 - La risposta è nello specchio

La risposta è nello specchio


All’entrata dell’Accademia di Arti Marziali del mio Maestro Roberto Bonomelli, e così come in quella del suo Maestro a Los Angeles, il leggendario Danny Inosanto, si trova uno specchio con scritta una domanda: what is Jeet Kune Do? (cos’è il Jeet Kune Do?). La risposta è nell’immagine riflessa all’interno dello specchio: TU sei il Jeet Kune Do! Bruce Lee, con il suo Jeet Kune Do, ha voluto ridare all’individuo il potere che gli era stato sempre negato nelle Arti Marziali tradizionali, cioè il potere della creatività, il potere di imprimere la sua impronta personale su ciò che praticava, uscendo da tutti gli schemi preesistenti e preconcetti che imbrigliavano i praticanti in una ragnatela di regole, dettagli, tecniche, eseguite come il manuale imponeva e non come il proprio istinto avrebbe voluto. Io stesso ricordo di stage infiniti, quando praticavo Tae Kwon Do, nei quali gli Istruttori trascorrevano ore a correggerci posizioni nelle quali il piede doveva essere ruotato di 15° all’interno (non 14 e nemmeno 16), o il pugno rigorosamente all’altezza della spalla, come se dalla precisione di questi particolari potesse dipendere la mia vita o la mia morte. Tutti dovevamo fare la stessa cosa allo stesso modo, e questo per Bruce Lee significava l’annullamento di ogni abilità individuale e porsi come limite un manuale, e non noi stessi. Il progresso dell’umanità si deve solo a quelle persone che hanno cercato di sperimentare, di uscire da schemi consolidati da secoli per ricercare una via migliore, e solo grazie a loro possiamo volare, andare sott’acqua, conoscere il mondo, vivere nelle comodità quotidiane. Nello sport, i veri fuoriclasse sono stati coloro che non si sono accontentati di fare ciò che facevano tutti gli altri perchè sapevano di poter dare molto, molto di più: Michael Jordan, Cassius Clay, Schumacher, Maradona, Valentino Rossi, Carl Lewis, Pelè, Ayrton Senna, hanno spostato in avanti i limiti delle loro discipline, dimostrando a tutto il mondo che gli unici limiti sono quelli che ci poniamo noi. Quando ci guardiamo nello specchio vediamo un individuo unico e irripetibile, che non può e non deve accettare di uniformarsi a tutti gli altri, un individuo che non può e non deve mai porsi limiti. Questo è il Jeet Kune Do!

Jun Fan Kick Boxing


Il mese prossimo, ai corsi di Arti Marziali del Combat Center Bologna già esistenti, cioè Jeet Kune Do abbinato al Kali-Escrima (aperto a tutti), e Autodifesa Femminile (riservato esclusivamente alle donne), si aggiungerà il nuovissimo corso di Jun Fan Kick Boxing. Questo corso nasce per venire incontro alle numerose richieste di coloro che desiderano abbinare lo studio di tecniche di combattimento e di Difesa Personale, ad un intenso lavoro fisico, mantenendo altissimo il livello tecnico e senza scadere nel solito, comune “fitness”. Jun Fan era il nome cinese di Bruce Lee e il Jun Fan Kick Boxing contraddistingue quella parte del Jeet Kune Do che utilizza le tecniche di calcio, di pugno, di gomito, di ginocchio, che tra la metà degli anni sessanta e il 1973 (anno della morte di Bruce Lee) portarono alla nascita di ciò che tutti ora chiamano comunemente e genericamente Kick Boxing. E’ bene ricordare che a quei tempi esistevano solo le Arti Marziali tradizionali nelle quali il contatto tra i praticanti era vietato, e dove l’arbitro negli incontri stabiliva il vincitore in base ad una valutazione visiva del tutto personale: Bruce Lee rivoluzionò questo sistema cominciando ad utilizzare le protezioni disponibili all’epoca, iniziando dai guantoni della boxe, i paratibia dell’hockey, i corpetti e i caschi del football americano, le gomitiere, ecc. Per la tecnica potè avvalersi del fatto che il suo Jeet Kune Do era (ed è tuttora) il metodo di Difesa Personale più completo esistente, che attingeva da diverse discipline le tecniche più efficaci, come i calci delle arti coreane, i pugni del pugilato occidentale, le gomitate e le ginocchiate delle discipline tailandesi, malesi e indonesiane che, allenate sui colpitori appositi (anche in questo Bruce Lee fu il primo), rendevano il praticante unico e micidiale. La struttura di questo nostro nuovo corso rispecchierà le idee e i concetti di Bruce Lee, estrapolando la parte più fisica del suo Jeet Kune Do, non con l’intenzione di preparare gli allievi per combattere su un ring, ma mantenendo come unico obiettivo la Difesa Personale. I corsi si svolgeranno nella serata del mercoledì sia nella palestra Mithos di via E.Levante 17 a Bologna, sia nella palestra TR-club a Prunaro di Budrio. Vieni a provare anche tu!

Buoni e cattivi


Sabato 3 febbraio ho acceso la TV per guardare il telegiornale delle tredici, e le prime immagini che mi sono apparse davanti agli occhi sono state quelle relative agli incidenti della partita tra Catania e Palermo, con la morte di un agente di Polizia e numerosi feriti. Non più tardi di un’ora dopo, su un altro canale, si sono collegati con Roma per la diretta di Italia-Francia di rugby e quali immagini sono arrivate, questa volta? Tifosi delle due squadre che chiacchieravano tra loro, ridendo e scherzando senza nessuna animosità, e con i boccali di birra in mano come se si trattasse di vecchi amici incontratisi in un pub. Più tardi, i due inni nazionali sono stati accompagnati dagli applausi di tutti, così come le più belle azioni della partita, sia italiane, che francesi, fino alla loro uscita dal campo. Ricordo che anche l’anno scorso vidi immagini simili nelle partite contro l’Inghilterra, la Scozia, l’Irlanda e il Galles, e questo mi porta a chiedermi come mai il rugby viene vissuto come una festa da godere tutti insieme, mentre il calcio viene vissuto come una battaglia? Perchè i terribili tifosi inglesi che hanno seminato panico, distruzione e morti nei campi di calcio di mezza Europa, non lo hanno mai fatto una sola volta in uno stadio di rugby? Perchè sabato una rivalità storica come quella tra italiani e francesi è diventata una festa? Non sarà perchè i giocatori danno l’esempio in prima persona, giocando in maniera dura, perchè il rugby è uno sport molto duro, ma anche lealmente, senza fingere di avere subito colpi che non ci sono stati, senza simulare irregolarità che non sono state commesse, senza cercare di trarre in inganno l’arbitro ogni due minuti e, soprattutto, senza protestare mai? Non sarà perchè i tifosi del rugby sono inconsciamente sicuri che alla fine dell’incontro avrà vinto la squadra più forte o la più preparata, e non quella che ha comprato l’arbitro? Non sarà perchè al fischio finale la partita finisce, e non prosegue per giorni o settimane o mesi, nelle moviole dei salotti televisivi dove ogni esperto da strapazzo può dire la sua? Certo è che adesso, che tutti discutono di come si potrà risolvere la situazione del calcio, qualcuno dovrebbe porsi queste domande e, al contrario di me, darsi anche delle risposte!

A me non capiterà mai


Notizia tratta dalla pagina 124 del Televideo di Rete 7 di giovedì 16 novembre 2006: ieri sera, un extracomunitario ha aggredito e tentato di violentare una commerciante di 61 anni a Reggio Emilia, poco dopo le 19,30, mentre si stava apprestando alla chiusura. Il giovane è entrato nel negozio dove c’era solo la donna che stava completando le ultime operazioni prima di tornare a casa e l’ha colpita duramente con calci e pugni, abbassandosi i pantaloni per cercare anche di violentarla, ma la donna a quel punto ha reagito con forza riuscendo ad evitare di soccombere - l’aggressore allora l’ha colpita di nuovo, ha afferrato la sua borsetta ed è fuggito - superato lo shock, la negoziante ha avvisato subito il 118 e i Carabinieri che, grazie ad una precisa descrizione, si sono messi alla ricerca dell’uomo. La donna è ricoverata nell’ospedale cittadino ed è stata giudicata guaribile in un mese. Da questa ennesima brutta storia di cronaca ci rendiamo conto che ogni donna può essere bersaglio di aggressione sessuale, indipendentemente dall’abbigliamento, dall’avvenenza o dall’età, e questo è molto importante quando penso che qualche ragazza che si presentò alla lezione di presentazione dei miei corsi di Autodifesa Femminile, mi disse che l’aveva trovata interessante ma inutile, perchè.. non mi serve, tanto a me non capiterà mai. Non sono riuscite a spiegarmi come mai erano così sicure di questo, però lo erano, come forse lo era quella commerciante di Reggio Emilia che non pensava di essere aggredita per stupro a 61 anni, alle 19,30, mentre si preparava a chiudere il negozio per tornare a casa. Uno stupratore non ragiona come un uomo normale, non agisce rispettando parametri di scelta precisi, ma in base a raptus momentanei, attaccando la prima vittima che incontra, e questo rende la frase "tanto a me non capiterà mai" come la più stupida che si possa dire! Questa vicenda dimostra anche come una donna, palesemente inferiore come età, forza e struttura (donna, di 61 anni, contro un giovane molto prestante) sia riuscita a difendersi in modo efficace pur non conoscendo nessuna tecnica, ma solo scaricando tutta la sua rabbia. Forse proprio quella rabbia che prende una donna che si trovi all’improvviso vittima di una situazione del genere, e che magari era convinta che… “tanto a me non capiterà mai”!

Il problema numero uno


Provate a pensare se un giorno portaste la vostra auto dal meccanico perchè i freni non funzionano e lui vi dicesse… penso che si potrebbe dare una bella pulita alla carrozzeria, una gonfiatina alle gomme e magari una spolverata agli interni: forse a quel punto voi gli fareste notare che è tutto giusto… ma il vostro problema numero uno è il guasto ai freni! Questo esempio assolutamente paradossale mi ricorda quello che sta succedendo in questi ultimi tempi nella nostra città riguardo le aggressioni alle donne: i rappresentanti di tutte le varie istituzioni continuano a dire che il problema va visto in maniera più ampia… che il problema è l’educazione degli uomini… che il problema è l’integrazione di coloro che provengono da Paesi con culture diverse… che il problema è eccetera, eccetera, eccetera. E’ tutto giusto, ma il nostro problema numero uno è il fatto che quasi ogni giorno ci sia in strada qualcuno che si sente autorizzato ad aggredire una donna qualsiasi quando gli pare! Molto spesso, nei numerosi speciali andati in onda sulle TV cittadine e regionali ho anche sentito l’affermazione che “i corsi di Autodifesa non possono risolvere la situazione” , e se si considerano tutte le problematiche viste in precedenza, probabilmente è anche vero. Mi viene però anche spontaneo pensare che una ragazza che si senta afferrare alle spalle e scaraventare contro un muro da uno sconosciuto, che poi la colpisce con pugni in faccia, le strappa i vestiti di dosso e inizia ad abusare del suo corpo, non sia poi così interessata alla educazione o all’integrazione del suo aggressore: forse… e dico forse, il suo problema numero uno è quello di riuscire a ritornare a casa viva e con i minori danni fisici possibili. I corsi di Autodifesa non possono risolvere la situazione, ma il problema numero uno sì! Quando una ragazza viene aggredita si rende subito conto che, probabilmente, i cittadini non l’aiuteranno e le Forze dell’Ordine, anche se chiamate, non arriveranno in tempo per impedire al bastardo di fare i suoi porci comodi, e si rende anche conto che deve scegliere tra soccombere, restando segnata per tutta la vita, o reagire per uscirne alla meno peggio. Rimanendo in attesa che chi di dovere riesca a educare gli uomini, integrare gli stranieri e illuminare meglio le strade, voi donne, agite in prima persona… fatelo per voi stesse!

Ritorna sifu Bonomelli


Nel week-end del 20 e 21 gennaio sarà di nuovo nostro ospite al Combat Center Bologna sifu Roberto Bonomelli, per dirigere uno stage di Jeet Kune Do e Kali-Escrima. Sifu (Maestro) Bonomelli è uno dei più famosi e importanti esponenti in Europa delle Arti Marziali del sud-est asiatico, e indiscusso pioniere in Italia del Jeet Kune Do di Bruce Lee. Primo italiano diplomato Istruttore dal leggendario sifu Dan Inosanto (che collaborò con Bruce Lee ai tempi della sua permanenza a Los Angeles, nel periodo nel quale il Jeet Kune Do cominciava a prendere forma) affronterà diversi argomenti che spazieranno dalla Difesa Personale al combattimento a mani nude, allo studio delle sue possibili applicazioni contro avversari armati, fino alla lotta a terra, oltre alle tecniche di maneggio di bastone e coltello. Partecipare ad un evento del genere è di sicuro un’esperienza unica, interessantissima ed estremamente utile, soprattutto per chi pratica già discipline marziali diverse, che potrebbe facilmente integrare molte nostre tecniche con ciò che già conosce e allena abitualmente. Il programma sarà suddiviso su due livelli di difficoltà, per i principianti e per i praticanti esperti, grazie alla collaborazione dei molti Istruttori AKEA presenti e di sifu Bonomelli, sempre disponibili ad aiutare in modo particolare coloro che non fanno parte dell’AKEA e che, trovandosi a lavorare su tecniche che non conoscono, incontrano i problemi maggiori. Noi non abbiamo preclusioni di sorta nei confronti di nessuna associazione e di nessuna Arte Marziale o sport di combattimento, perchè per noi le cose importanti sono divertirci e lavorare insieme con impegno e in serenità, cercando di imparare sperimentando il più possibile, senza volere dimostrare niente a nessuno, ma condividendo le nostre conoscenze con altre persone interessate e appassionate a queste fantastiche discipline orientali. Chiunque decida di unirsi a noi in questi giorni (o anche in uno solo), sarà gradito ospite e sarà trattato come un amico, educatamente e con rispetto, qualunque sia la disciplina che pratica e indipendentemente dal grado che porta. Questa è la filosofia dell’AKEA!

Un anno importante


Il 2006 sta finendo ed è il momento di fare il bilancio relativo a questi ultimi dodici mesi, nonchè i programmi futuri per il 2007 che è alle porte: quest’anno è stato, tutto sommato, nella norma, con le solite guerre, i soliti attentati terroristici, i soliti incidenti stradali e la solita, disastrosa e schifosa situazione politica a livello nazionale, e a livello mondiale. Anche quest’anno abbiamo potuto assistere ad un aumento esponenziale della criminalità comune e alla grossa crisi dell’intero impianto della Giustizia che, grazie anche a leggi che si possono almeno definire discutibili, non è più in grado di far fronte alla situazione. L’estate 2006 resterà però nella memoria di tutti per le numerose aggressioni alle donne, fronteggiate con provvedimenti spesso utopistici, inutili o irrealizzabili, i quali hanno solo contribuito a far prendere coscienza del fatto che è necessario sapersi difendersi da sole. Per noi del Combat Center Bologna è stato un anno importante proprio, e soprattutto, per il lancio definitivo dei corsi di Autodifesa Femminile, grazie anche alla partecipazione di quattro allievi di Jeet Kune Do e Kali-Escrima di livello avanzato, che hanno completato a Milano il Corso Formazione Istruttori AKEA specifico su questo delicatissimo argomento. Questo ci permette oggi di strutturare in maniera veramente completa il programma delle lezioni, indipendentemente dal numero di allieve presenti e dal loro livello di abilità, così che ognuna di loro si trovi nella condizione di trarre i migliori benefici dal nostro lavoro. Dal mese di settembre 2006 abbiamo avviato i nuovi corsi a Prunaro di Budrio, presso la palestra TR-club, all’interno di una struttura appena realizzata e inaugurata in maggio, pur mantenendo inalterati le serate e gli orari nella ormai storica palestra Mithos a Bologna. Inoltre, la costante partecipazione a stage e corsi di aggiornamento presso l’Associazione AKEA che rappresentiamo, unici, in provincia di Bologna, rimangono la migliore garanzia di un lavoro di ricerca e studio costante nel tempo, per migliorare sempre il nostro livello. Questo impegno da parte nostra è stato premiato da una partecipazione molto numerosa ai nostri corsi, e da un interesse per le nostre discipline sempre crescente, che sicuramente ci spronerà a far sempre meglio negli anni futuri. Per chiudere, volevo ringraziare i tanti seguaci del Dove che leggono sempre i miei articoli, e che so essere molto più numerosi di quanto avrei mai potuto immaginare. BUONE FESTE E UN GRANDE 2007 a tutti voi!

Cosa siamo e chi siamo


Che cosa siamo esattamente noi esseri umani? Scientificamente parlando, siamo un insieme di muscoli, organi, vasi sanguigni, pelle, distribuiti intorno ad un solido scheletro che supporta tutto e che ci permette di muoverci, correre, saltare, insomma, di vivere. Il DNA è il codice genetico che identifica le nostre caratteristiche e, nonostante il corpo sia destinato a consumarsi nel tempo, il DNA sarà rintracciabile molti anni dopo la morte. Ma chi siamo esattamente noi esseri umani? Noi ci possiamo considerare come una sintesi delle esperienze di tutti coloro che ci hanno preceduto su questo pianeta dagli albori dell’uomo primitivo fino al giorno d’oggi, tramandandosi il sapere e la conoscenza da una generazione all’altra, dal padre al figlio, dal nonno al nipote, come faremo noi in futuro. Oltre a ciò, siamo come spugne pronte ad assorbire ogni informazione che ci raggiunge attraverso i libri, i quotidiani e i mezzi di informazione tecnologici come la TV e internet e che, abbinate all’inventiva e alla creatività personale, ci consentono di migliorarci sempre. Nell’ambito delle Arti Marziali possiamo osservare come discipline antichissime siano arrivate a noi mantenendo quasi inalterati tutti i loro aspetti più tradizionali e affascinanti, e nello stesso tempo si assista quasi quotidianamente al nascere di nuovi sistemi e di nuove tecniche per cercare di soddisfare una richiesta di sicurezza che cambia continuamente. Le conoscenze sul corpo umano, gli studi sull’alimentazione e le moderne tecnologie ci permettono metodi di allenamento impensabili solo alcuni anni fa e in grado di portarci ad ottenere prestazioni fisiche che non sarebbero mai state possibili con i sistemi tradizionali. Ogni volta che ci alleniamo sperimentiamo su di noi qualcosa di nuovo, e ogni Maestro che incontriamo durante gli stage o i nostri viaggi di studio, influenza sicuramente il nostro modo di praticare, di insegnare, di vedere le Arti Marziali e, a volte, di vedere la vita. Questo continuo mutamento rappresenta un pò la nostra missione: migliorare, imparare, trasmettere la conoscenza agli altri, sperando di lasciare qualcosa a chi verrà dopo di noi. In una serie televisiva di successo molto in voga in questo periodo il protagonista diceva: COSA siamo non cambierà mai... ma CHI siamo... non smetterà mai di cambiare.

Diciannove a ottantuno


La pagina 166 del Televideo Mediaset di giovedì 9 novembre 2006 informava sul dato statistico ISTAT 2004, relativo alla criminalità in Italia, e metteva in evidenza un costante aumento di tutti i crimini in generale e, in modo particolare, di estorsioni e abusi sessuali. Nel 2004 i delitti denunciati per i quali l’Autorità Giudiziaria ha avviato l’azione penale sono stati 2.968.594 ossia il 2,7 in più rispetto all’anno precedente: di questi, l’ottantuno per cento resta a tutt’oggi di autore ignoto e quindi, chiaramente, totalmente impunito. Questa è la fotografia annuale dell’ISTAT, l’Istituto di Statistica, per il quale sono in aumento, a livello di singolo reato i delitti di lesione dolose +69,1%, estorsione +44,3%, violenza sessuale +36,1%, rapina +10,8%, furto +10,4%. Riflettendo su questi dati ci si potrebbe porre parecchie domande sulla giustizia italiana. La prima: ma come mai l'OTTANTUNO per cento dei crimini resta senza colpevole? La seconda: come mai è stato indispensabile svuotare le carceri con l’indulto se in galera si trovava solo il DICIANNOVE per cento di coloro che avrebbero dovuto starci? La terza: se tutti i responsabili di crimini violenti venissero arrestati e condannati, dove li metteremmo, visto che non disponiamo di carceri sufficienti per fargli scontare la pena? La quarta: siccome tanti criminali non verranno mai arrestati e non pagheranno nulla per quello che hanno fatto, come si può sperare che la criminalità possa diminuire in futuro? La quinta: alle nostre Istituzioni interessa davvero salvaguardare la nostra sicurezza? La sesta: perchè ogni volta che un onesto cittadino reagisce in maniera violenta ad un tentativo di rapina, o per difendere la vita di un proprio familiare finisce automaticamente nel registro degli indagati, quando non addirittura direttamente nella cella di un carcere? La settima: ma le Istituzioni traggono qualche conclusione dalle statistiche dell’ISTAT? L’ottava: se le statistiche non servono a mobilitare gli addetti ai lavori, perchè le fanno? La nona: perchè la nostra società sta perdendo OTTANTUNO a DICIANNOVE e nessuno si decide a prendere dei provvedimenti seri, efficaci, che possano migliorare la situazione negli anni futuri? La decima: ma vi state facendo anche voi queste domande?

Donne, attente a ciò che fate


Negli ultimi tempi a Bologna (come in tante altre città italiane), le aggressioni violente ai danni delle donne le spingono sempre più spesso ad iscriversi ai corsi di Autodifesa. Proprio per colpa di questa grande richiesta, stiamo assistendo ad un fenomeno altamente negativo e controproducente, ossia il proliferare di corsi di ogni genere gestiti e diretti da persone che non hanno la minima conoscenza di ciò che stanno facendo e insegnando. Il settore dell’ Autodifesa Femminile è estremamente delicato e impegnativo, e non basta essere cintura nera di qualche Arte Marziale per essere capaci di sviluppare un programma che possa essere realmente utile ad una ragazza che debba reagire a un tentativo di stupro. Il programma che insegno nei miei corsi al Combat Center Bologna fu strutturato da un gruppo di Maestri americani diversi anni fa, e volete sapere quando e perchè decisero di crearlo? Il giorno che una campionessa americana di karate venne aggredita, picchiata brutalmente e violentata in mezzo ad una strada, senza che riuscisse a fare nulla di ciò che conosceva! A quel punto tutti si resero conto che essere una buona combattente può non bastare per difendersi, che le condizioni sono diverse, che l’aggressore non è della nostra categoria di peso, non ci sono arbitri, non ci sono regole... e c’è tanta, tanta paura in più. Si resero anche conto che la Difesa Personale per le donne deve essere studiata in modo specifico, accantonando molte tecniche tradizionali che per gli uomini funzionano e per le donne no, perchè gli uomini possono contare su una forza e una struttura che le donne non hanno, perchè le donne indossano abiti che spesso compromettono l’esecuzione dei colpi e delle prese, e perchè le donne vengono aggredite per essere violentate e gli uomini no. Se vi dicono di colpire il viso dell’aggressore con un pugno, sappiate che forse gli potete provocare qualche danno, difficilmente lo fermerete, sicuramente vi romperete la mano! Se vi insegnano a tirare calci, provate a chiedervi se ci riuscireste anche con i tacchi alti! Se decidete di partecipare ad un corso lo fate per la vostra sicurezza, quindi siate certe di ciò che andrete a fare: informatevi sugli Istruttori, sulla loro esperienza, e che abbiano una preparazione e un programma specifici, perchè altrimenti, voi sarete le sole a rimetterci!

Voi cosa volete fare?


La vita quotidiana è diventata stressante e piena di impegni di ogni genere, ed è sempre più difficile riuscire a trovare tempo da dedicare a se stessi e alle proprie distrazioni. Proprio per questo motivo non riesco a capire come mai ci siano tante persone che vanno a perdere tempo prezioso in una palestra, senza che nemmeno loro sappiano il perchè. In tanti anni di insegnamento mi è capitato ormai di vedere di tutto ma, sebbene non mi stupisca più di nulla, alcune situazioni che accadono frequentemente mi fanno riflettere. Un ragazzo si presentò al mio corso, una sera, chiedendomi se era possibile iscriversi alle lezioni di Jeet Kune Do e dopo la mia risposta affermativa mi chiese: ma esattamente che cos’è il Jeet Kune Do? Se non sai nemmeno cos’è il Jeet Kune Do, perchè chiedi se ci si può iscrivere? Certo che puoi iscriverti, ma per fare cosa? Tu cosa vuoi fare? Un altro venne a provare il Kali-Escrima e alla fine della lezione mi disse: bello… il guaio però è che a me non piacciono le Arti Marziali dove si utilizzano i bastoni e i coltelli! Peccato che praticare Kali-Escrima senza maneggiare bastoni e coltelli sia come giocare a tennis senza usare la racchetta, a basket senza il canestro o a calcio senza il pallone! Qualsiasi sito internet di Kali-Escrima tu vada a visitare vedrai che si utilizzano le armi. Una ragazza si iscrisse al corso di Autodifesa, partecipò ad un paio di lezioni poi smise e quando la riincontrai qualche settimana più tardi mi disse: sai, era davvero interessante… l’Autodifesa… però mi sono iscritta ad un corso di tango! Se eri entrata in un corso di Autodifesa, era perchè sentivi la necessità di imparare a difenderti o solo perchè avevi una serata libera da impegnare per combattere la noia? Secondo me è questo il problema: la noia, il non sapere come impegnare le serate libere porta molte persone nelle palestre a cercare il modo di riempire il proprio tempo iscrivendosi al primo corso che gli capita. Ma queste discipline richiedono impegno, concentrazione e dedizione, e non si possono praticare come semplice riempitivo, solo perchè ci sono un paio di sere libere la settimana. Informiamoci meglio, documentiamoci sulle riviste specializzate o su internet, cerchiamo di capire cosa ci interesserebbe fare. Risparmieremo tempo agli altri e a noi stessi!

Arti marziali e cinema


Fin dalla sua nascita, l’industria del cinema ha dedicato ampio spazio al combattimento in tutti i suoi aspetti, dalle battaglie storiche ai colossali film di guerra, dal pugilato alle scazzottate tra cowboys, dai combattimenti tra gladiatori alle arti marziali orientali. Al giorno d’oggi possiamo osservare che in tutti i film d’azione c’è almeno uno scontro con tecniche prese in prestito dalle discipline marziali ed eseguite dagli attori protagonisti con una bravura e una scioltezza di movimento veramente sorprendenti e coinvolgenti. Ma cosa c’è alla base della miracolosa preparazione di queste star hollywoodiane? Innanzitutto bisogna distinguere tra un praticante di Arti Marziali che recita come attore e un attore che vuole girare una scena di combattimento di persona, senza la controfigura. Bruce Lee, autentica leggenda di questo genere di pellicole, Van Damme, Steven Seagal, Wesley Snipes, Chuck Norris, sono esempi di praticanti di altissimo livello prestati alla cinematografia e diventati famosi nel mondo mostrando le proprie abilità sullo schermo. Molti altri come Keanu Reeves, Tom Cruise, Uma Thurman, Matt Damon, hanno invece sostenuto allenamenti intensivi durissimi con un Istruttore personale per alcuni mesi prima di poter girare le scene di film come Matrix, L’Ultimo Samurai, Kill Bill, Bourne Identity. E’ chiaro che per i primi sostenere un combattimento vero non rappresenterebbe certo un problema, mentre per gli altri la preparazione è limitata alle tecniche da eseguire durante le riprese, concentrando tutto in pochi e spettacolari scambi di colpi in sequenze prestabilite e questo non gli sarebbe sufficiente per affrontare un avversario che si muove liberamente. E’ però curioso notare come, terminato il film, quasi tutti gli attori continuino ad allenarsi regolarmente, segno evidente di come sia difficile, una volta scoperto il fascino delle Arti Marziali, allontanarsene, per ciò che danno in termini di preparazione fisica e mentale. Per i produttori, è più semplice far imparare a un bravo attore a combattere, piuttosto che a un bravo combattente a recitare, ma questo non deve far credere a nessuno che in cinque mesi privati e intensivi una persona qualunque possa diventare come l’Ultimo Samurai. Forse il cinema ha creato questa falsa convinzione ma, vista la pubblicità che ne deriva e che giova a tutto il mondo delle arti di combattimento, glielo possiamo anche perdonare.

Il rispetto della legalità


Sempre più spesso abbiamo l’occasione di assistere a scontri molto violenti sia a livello politico che, a volte, addirittura anche di piazza, causati da iniziative o ordinanze di sindaci mirate a migliorare il “rispetto della legalità” nel territorio delle città da loro amministrate. Siccome l’attuale situazione politica in Italia è di scontro perenne su qualsiasi cosa, ogni iniziativa del genere viene sempre strumentalizzata accusando tizio di essere un dittatore o caio di essere un razzista, e non si riesce più a vedere serenamente le cose andando oltre il credo del proprio partito di appartenenza: ormai si stabilisce se un provvedimento è valido o no soltanto considerando se è stato preso da un amministratore di destra o di sinistra. Legalità significa rispetto delle leggi e non dobbiamo dimenticare che le leggi sono state create dall’uomo per tutelare la propria vita e quella degli altri, come i diritti personali e i beni materiali, quindi rinunciare alla legalità significa autorizzare la legge del più forte. Noi non possiamo pensare di vivere in pace se il nostro vicino di casa si sente autorizzato a spararci perchè non ci sopporta, o perchè il delinquente di turno ha pensato di scippare la pensione a nostra madre soltanto perchè gli pesa troppo cercarsi un lavoro onesto. Quando in una società viene a mancare il rispetto delle leggi, magari perchè molto spesso coloro che compiono questo tipo di azioni rimangono impuniti, anche tutti i cittadini onesti e corretti si sentiranno autorizzati a trasgredire, e questo rappresenta l’inizio della fine. Vorrei che mi si spiegasse perchè devo alzarmi tutte le mattine per andare al lavoro se mi è permesso di andare in giro a rapinare negozi, edicole, distributori di benzina o semplici cittadini, restando a piede libero per godermi il denaro così “faticosamente” guadagnato ! Vorrei che mi si spiegasse anche perchè non dovrei uccidere il mio vicino di casa che mi disturba tenendo alto il volume dello stereo o parcheggia la sua auto nel mio posto! Forse dovremmo tenere presente che un giorno potremmo essere noi in prima persona, o qualcuno a noi molto caro, a fare le spese delle azioni di chi non rispetta la legalità. Di sicuro la legge della giungla, dove il debole soccombe al più forte, non è la migliore e se tutti, ma proprio tutti, rispettassimo le leggi esistenti, potremmo vivere molto meglio!

Difendersi da un coltello???


E’ divertentissimo andare in giro nei vari forum su internet che trattano di Arti Marziali, e vedere le piccole polemiche tra piccoli maestri e le baruffe tra chi vanta la superiorità dello stile XYZ nei confronti dell’arte ABC senza che poi nessuno sappia di cosa sta parlando. L’ultima polemichetta in ordine di tempo riguarda la difesa da coltello, che vari praticanti di arti tradizionali come Karate e Tae Kwon Do ritengono inutile in quanto inapplicabile in una situazione reale, perchè tanto... “se quello che ha il coltello vuole ucciderti ti uccide”. Prima di approfondire, valutiamo le differenze sostanziali tra queste discipline e quelle che pratichiamo noi: chi pratica Arti Marziali prettamente sportive, lo fa con l’intenzione di combattere più spesso che può, sia per spirito di competizione che per testare il livello della sua preparazione, e ne ha possibilità perchè un regolamento sportivo glielo permette. Chi pratica Arti Marziali improntate alla Difesa Personale (con intelligenza), sa che meno utilizza le tecniche che conosce e meglio è, per sè e per chiunque gli stia di fronte. Questo diverso approccio psicologico fa sì che per un tipo di praticante diventi normale considerare la reazione come l’opzione numero 1, mentre l’altro farà di tutto per evitarla. Quante volte ho sentito un karateka dire: mi sono allenato tanti anni e non vedo perchè se uno mi chiede i soldi con un coltello in mano, io glieli debba dare senza combattere. Il nostro approccio alla stessa situazione è invece: quanto ho in tasca ora? 50 Euro? 500 Euro? La mia vita quanto vale? Se reagisco, sono furbo o sono coglione? Studiare la difesa da coltello significa valutare tutte le possibilità per evitare le situazioni a priori, imparare a mantenere il sangue freddo, capire come riuscire a tenere tranquillo l’aggressore, distinguere un coltello da un cutter, da una siringa, da un cacciavite, e capire che non si usano allo stesso modo e che non ci si difende da essi con le stesse tecniche. In quanto al fatto che queste tecniche funzionino o no, se un brutto giorno mi trovassi con le spalle al muro e una persona di fronte intenzionata ad accoltellarmi, conoscerle mi mette nella condizione di poter almeno tentare una difesa: SE FUNZIONA, ritorno a casa vivo! Chi non le ha mai imparate, potrebbe solo rassegnarsi a morire. Mi dispiace per lui!

Intervenire a norma di legge


Nell’articolo della settimana scorsa evidenziavo il fatto che ci si indigna quando nessuno interviene in aiuto di una ragazza aggredita per strada, ma ora proviamo a valutare qual’è il tipo di comportamento più consono da tenere per non incorrere in problemi con la legge. Il privato cittadino non ha nessun obbligo (se non quello morale) di intervenire in prima persona in situazioni del genere, e può anche limitarsi ad avvisare le Forze dell’Ordine. Un cittadino PUO’ intervenire e prestare aiuto alla persona vittima di un’aggressione, anche utilizzando la forza purchè l’azione sia proporzionata al pericolo (es. se l’aggressore è armato o no, se è solo o con altri ecc.): in questo caso l’intervento è legittimato dall’Art. 54 del codice penale (stato di necessità) che consente (non obbliga) ad ognuno di agire per salvare se stessi o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, e dall’Art. 52 del codice penale (legittima difesa) rispettando la proporzionalità tra pericolo e risposta. Se a seguito dell’intervento scaturisce una collutazione e il cittadino ferisce in maniera grave il malvivente, si dovrà stabilire la proporzionalità tra azione e reazione: se si eccede colposamente il limite della legittima difesa, si rischia di essere imputati per lesioni. Per l’Art. 383 del codice di procedura penale, il privato cittadino può compiere arresti nelle ipotesi di reato grave (omicidio, rapina, estorsione, ecc.) per le quali è previsto che le Forze dell’Ordine compiano il cosiddetto “arresto obbligatorio”, salvo consegnare subito il malvivente alle autorità: nel caso specifico della violenza sessuale invece, il codice penale prevede solo l’arresto facoltativo quindi, teoricamente, un cittadino potrebbe trattenere lo stupratore solo se colto in flagranza di reato e appellandosi alla necessità di permettere la sua identificazione alle Forze dell’Ordine, lasciando a loro la decisione riguardo l’arresto. In una situazione di aggressione a scopo di violenza sessuale è doveroso intervenire, per dovere civico e morale, ma senza calarsi nel ruolo di vendicatore e senza sostituirsi alle Forze dell’Ordine; intervenire in prima persona significa anche rischiare in prima persona, ma questo non deve autorizzare nessuno a violare le leggi e farsi giustizia da solo! Si ringrazia per la consulenza lo studio legale D’Aloia e Pino di Milano.

Il cittadino può intervenire?


Il 23 novembre 2005 resterà nella memoria come un brutto giorno per la città di Bologna e per quella povera ragazza aggredita, picchiata e stuprata nei giardini di via Corticella. I mass media, nel dare la notizia, hanno messo in risalto il fatto che nessun cittadino sia intervenuto e che alcuni automobilisti in transito sulla strada vicina non si siano fermati. Potrebbe essere però che chi stava transitando in auto, fosse molto più concentrato sulla guida e sul traffico, che non a ciò che stava accadendo dietro la siepe di quel buio giardino condominiale, quindi è anche possibile che non si siano accorti di nulla e che non si siano fermati ad aiutare la ragazza proprio per questo motivo. Ma se se ne fossero accorti e avessero proseguito facendo finta di nulla, gli si potrebbe contestare il reato di omissione di soccorso come avviene a chi fugge dopo un incidente? Se si fossero resi conto della situazione, avvisare le Forze dell’Ordine con il cellulare non sarebbe stato utile alla vittima, perchè i pochi minuti che occorrono a una pattuglia per arrivare sul posto sono sufficienti al criminale per portare a termine lo stupro e fuggire. Cerchiamo allora di capire come dovremmo comportarci se ci capitasse di trovarci, un giorno o l’altro in una situazione del genere, e proviamo ad immaginare i vari scenari che possono presentarsi e quali conseguenze potrebbero determinare dal punto di vista legale. Nel caso che il privato cittadino decida di intervenire direttamente in prima persona, può bloccare e trattenere sotto controllo il delinquente fino all’arrivo delle Forze dell’Ordine, o corre il rischio di venire denunciato per sequestro di persona o arresto non autorizzato? Se il cittadino interviene all’improvviso e colpisce lo stupratore con violenza causandogli traumi più o meno gravi, può essere denunciato per aggressione, percosse, o lesioni? E se lo stupratore reagisce violentemente, magari armato di coltello, e rimane ucciso nella collutazione, il cittadino responsabile della sua morte può essere accusato di omicidio? Ci crediate o no, nessuno mi ha saputo rispondere a questi quesiti, mentre lo studio legale D’Aloia e Pino di Milano, che collabora con l’AKEA, mi ha risposto in maniera completa e precisa. Sul prossimo numero del Dove vi darò le risposte. Intanto provate a pensarci.

4a mostra dei coltelli


Sabato 21 ottobre si terrà a Bologna, all’interno della galleria del Centro Commerciale Fossolo 2, situato tra via Lincoln e via Bombicci, la quarta Mostra dei Coltelli artigianali. La manifestazione è organizzata da Gabriele Polazzi, titolare della ferramenta-casalinghi Bengi, presente all’interno del centro e diventata negli ultimi anni anche una coltelleria conosciuta a livello nazionale, per l’alta qualità dei coltelli in vendita al suo interno. Saranno presenti alcune decine di artigiani Maestri coltellinai provenienti da tutta l’Italia che esporranno le loro creazioni sulle bancarelle della galleria dalle ore 9 alle ore 19. La tradizione italiana della costruzione dei coltelli artigianali è famosa in tutto il mondo e ci sono molti coltellinai che con passione e bravura realizzano lame e impugnature tanto rifinite, perfette e bellissime, da poter essere considerate a pieno titolo “opere d’arte”. Durante la giornata avranno luogo anche esibizioni di Kali-Escrima preparate ed eseguite dall’Istruttore Moreno Martelli e dagli allievi del Combat Center Bologna dove verranno mostrate le principali tecniche di difesa a mani nude contro avversario armato di coltello e il combattimento coltello contro coltello, base dei programmi di addestramento dei più importanti e famosi Corpi Speciali Militari, di Polizia e Antiterrorismo di tutto il mondo. Saranno anche mostrate tecniche del Balisong filippino, conosciuto anche come coltello a farfalla e famoso per essere impiegato in film e telefilm di ogni genere, e del Karambit, un micidiale coltello indonesiano ad uncino, che prende il nome dall’artiglio della tigre. Sarà un’occasione imperdibile sia per gli appassionati di coltelli che potranno ammirare realizzazioni uniche sia per gli appassionati di Arti Marziali e Difesa Personale che potranno vedere dal vivo l’efficacia del combattimento con e contro il coltello del Kali-Escrima. Le esibizioni si svolgeranno indicativamente alle 11,30 e alle 17,00.

Esibizione da Decathlon


Grazie ad un accordo tra la palestra TR-club di Prunaro di Budrio e il famoso negozio di articoli sportivi Decathlon, sabato 14 ottobre alle ore 15 alle ore 16 avremo a disposizione un’area per mostrare al pubblico il Jeet Kune Do di Bruce Lee e il Kali-Escrima filippino. Non si tratterà di un’esibizione classica, ma alterneremo momenti altamente spettacolari e realistici a momenti di normale allenamento, per poter permettere al pubblico di capire sia come lavorano gli allievi durante le lezioni, sia l’applicazione reale di ciò che vedono. Una lezione viene generalmente suddivisa tra le tecniche a mani nude del Jeet Kune Do e la parte armata del Kali-Escrima, lasciando un ultimo quarto d’ora per la Difesa Personale. Gli spettatori potranno apprezzare la completezza del programma del Jeet Kune Do per il lavoro a mani nude che comprende pugni, calci, gomitate, ginocchiate, trapping, proiezioni al suolo, leve articolari, lotta a terra, e le differenti metodologie di allenamento utilizzando colpitori, guantoni, guanti a mano aperta e altre protezioni come caschetti e paratibia. In contemporanea sarà mostrato il lavoro con i bastoni di rattan, tipici del Kali-Escrima e fondamentale per migliorare i riflessi, la velocità, il senso della distanza e la coordinazione motoria, doti indispensabili se ci si trova ad affrontare a mani nude un avversario armato. Un angolo a parte sarà dedicato al coltello, sia nella versione del combattimento coltello contro coltello, sia in quella di difesa a mani nude, da situazione di minaccia, e da attacco: ci si potrà rendere conto di quanto sia veloce, sofisticato e difficile questo tipo di lavoro e quanto siano improponibili e irrealizzabili tante difese che ci siamo abituati a vedere. Proprio per questo mi rivolgo in particolar modo a chi già pratica Arti Marziali, e ha già in qualche modo affrontato la difesa da coltello, invitandolo ad assistere a questa esibizione, che potrebbe farlo riflettere sulla validità, vera o presunta, delle tecniche da lui conosciute. Sarà anche a disposizione dei presenti un tavolo informativo presso il quale saranno date tutte le spiegazioni riguardanti le discipline che pratichiamo al Combat Center Bologna e che comprendono anche l’Autodifesa Femminile, che però non verrà mostrata al pubblico. Vi aspettiamo numerosi presso l’area fitness di Decathlon sabato 14 ottobre alle ore 15.

Le arti guerriere filippine


Kali, Arnis, Escrima, tre modi diversi per definire le arti guerriere delle isole Filippine. Questa distinzione di terminologia ha origine antiche, ma abbastanza chiare ad un esperto di queste discipline: Kali è il nome antico del metodo di combattimento filippino, ed era praticato nel centro e nel sud dell’arcipelago molto prima dell’invasione degli spagnoli. Esso privilegia l’utilizzo di armi da taglio tipiche, come il bolo, il barong o il kampilan, e possiede anche tecniche a mani nude molto raffinate, derivanti dall’ Indonesia e Malesia. Nel Paese d’origine però, specialmente nel nord, queste discipline sono più conosciute con il nome di Arnis, mentre nelle regioni centrali sono più note come Escrima, termini comunque facilmente comprensibili e chiaramente derivati dalla lingua spagnola. L’Arnis o l’Escrima preferiscono l’utilizzo del bastone, singolo e doppio, come arma fine a se stessa o addirittura sostitutiva dell’arma da taglio, mentre le tecniche a mani nude non sono affatto raffinate come nel Kali, ma derivano direttamente dall’uso delle armi. Questo cambiamento ebbe probabilmente origine nel 1764, quando il governatore Salazar proibì il pugnale e il bolo (machete), utilizzato a quel tempo come coltello da lavoro. Da allora l’ingegno dei ribelli filippini cominciò ad adattare le tecniche delle armi da taglio al bastone, singolo e doppio, e questo spiega il perchè di tante similitudini tra le due armi, sia in fase di allenamento al maneggio che in fase di studio delle tecniche difensive. Inoltre, lavorare sempre contro armi diverse per lunghezza, maneggevolezza, forma e peso abitua a difendersi su distanze diverse sfruttando stessi concetti e stessi princìpi. Il Maestro Dan Inosanto, allievo di Bruce Lee e uno dei più grandi esperti di questo tipo di discipline ha compiuto negli ultimi anni una opera di diffusione a livello mondiale che ci ha permesso di conoscere, praticare e apprezzare la loro straordinaria utilità. Non è casuale che tutti i più importanti Corpi Speciali Militari, di Polizia e i Gruppi di Intervento Antiterrorismo di quasi tutti i Paesi del mondo abbiano inserito il Kali nei loro programmi di addestramento. E’ questa la maggior garanzia di semplicità ed efficacia!

Stage di Sifu Acquistapace


Sabato 7 e domenica 8 ottobre ritornerà a Bologna per tenere uno stage sul Jeet Kune Do di Bruce Lee e sul Kali-Arnis-Escrima filippino sifu / guro Attilio Acquistapace. Fondatore e Presidente dell’AKEA, ha avuto occasione di lavorare con i più importanti Maestri di Jeet Kune Do e Kali-Escrima, da Bob Breen a Tony Somera, da Cass Magda a Steve Tarani fino a Dan Inosanto, e affronterà in questo stage diversi argomenti che fanno parte del programma tecnico dell’AKEA, in particolare sul livello rosso e sul livello nero. I livelli rappresentano per noi lo stesso princìpio delle cinture colorate delle Arti Marziali più conosciute, come il Judo o il Karate, e i livelli rosso e nero sono i più alti raggiungibili in qualità di allievo, prima di decidere di intraprendere il percorso per diventare Istruttore. Questo è sufficiente a far capire che lavoreremo ad un livello molto alto e sofisticato, ma senza dimenticarci mai che con noi ci saranno numerosi principianti i quali, non essendo in grado di eseguire queste tecniche, seguiranno un programma di base, molto più semplice. Questo metodo di lavoro permette anche a chi non pratica queste discipline, ma magari è interessato a partecipare, di capire le basi fondamentali, anche se si tratta solo di uno stage. Ogni tecnica verrà mostrata nei dettagli, passo per passo, prima di lasciare i partecipanti liberi di verificarne l’efficacia tra loro o con gli Istruttori (oppure con sifu Acquistapace). La cosa più importante in uno stage è divertirsi, lavorare in serenità con persone che non vogliono dimostrare niente ma che sono semplici appassionati dello straordinario mondo delle Arti Marziali orientali: se poi dallo stage si riescono ad apprendere anche solo due o tre princìpi da integrare con ciò che si pratica abitualmente, o si riescono a vedere le cose che già si conoscono da una prospettiva diversa, allora non avremo lavorato invano. Chiunque decida di unirsi a noi in questi giorni (o anche in uno solo), sarà gradito ospite e sarà trattato come un amico, educatamente e con rispetto qualunque sia la disciplina che pratica e indipendentemente dal grado che porta. Questo è lo spirito dell’AKEA!

Meglio provare che guardare


Quasi sempre, quando vengo contattato da persone interessate ai miei corsi di Jeet Kune Do, Kali-Escrima e Autodifesa femminile, mi viene chiesto se è possibile assistere ad una lezione, oppure se si può effettuare una lezione di prova; ovviamente questa possibilità esiste, poichè non siamo certo una setta segreta e ciò che insegno è a disposizione di tutti. Trovo però che, mentre tutti vengono volentieri in palestra a vedere come si svolge una lezione, sono pochi coloro che provano in prima persona, nonostante io lo consigli sempre. La differenza è la stessa che c’è tra mangiarsi una pizza e guardare uno che la mangia! D’altronde bisogna anche dire che per una persona che non ha mai praticato in vita sua queste discipline, è difficile lanciarsi in un’esperienza simile e infiltrarsi in un gruppo già formato e affiatato del quale non si conosce il carattere e la mentalità di chi vi appartiene, il tipo di allenamento, l’atteggiamento e i modi dell’Istruttore e il metodo di insegnamento. Stiamo pur sempre parlando di Arti Marziali di combattimento e Difesa Personale, famose presso il grande pubblico per la disciplina durante gli allenamenti, per i colpi abbastanza duri e per l’atteggiamento mentale che, probabilmente, non tutti sono in grado di accettare. Ma cosa succede in realtà quando un nuovo allievo si presenta per provare una lezione? Nei miei corsi (ed è bene specificare questo perchè non in tutte le palestre è così) cerco di organizzare un lavoro molto semplice da eseguire da solo o in coppia con qualche allievo esperto, per mettere in condizione il nuovo allievo di capire su quali basi è strutturato il nostro programma, e come si svilupperà poi il suo addestramento proseguendo nel tempo. Alcune nozioni di base, solitamente riguardanti il tipo di atteggiamento da tenere in caso di aggressione fisica rimarranno e, anche se questa sarà l’unica lezione alla quale si è preso parte, sarà stata un’esperienza interessante; particolarmente nei corsi di Autodifesa per le donne, oltre all’atteggiamento mentale, vengono impartite le istruzioni base per utilizzare da subito le chiavi di casa e dell’auto, e i pepper-spray nel modo più corretto, ed efficace. Guardando da fuori non si riesce ad percepire queste informazioni ma si vedrà solamente l’allenamento fisico. Provate, siate curiosi, e ne trarrete senz’altro benefici immediati!

Ma cosa aspettate ancora?


23 Novembre 2005 - una trentenne viene aggredita poco dopo le 20 in via di Corticella, trascinata dietro una siepe e violentata mentre gli automobilisti non si accorgono di nulla. 19 Gennaio 2006 - alle 9 del mattino una trentenne viene seguita da un maniaco giù dal bus e palpeggiata con violenza nel sottopassaggio della tangenziale in via Due Madonne. 20 Gennaio 2006 - due donne vengono aggredite di sera da uno studente forlivese di 21 anni, poi arrestato dall’intervento dei Carabinieri, nelle vicinanze di Porta Lame. 25 Gennaio 2006 - una ventottenne viene assalita mentre entra nell’ascensore del suo palazzo in via Martin Luther King, ma ingaggia una furiosa colluttazione con il maniaco, riuscendo a spingerlo fuori dall’ascensore e a fuggire da lui rifugiandosi dentro casa. 22 Febbraio 2006 - una trentenne viene assalita in via Deledda, ma anche in questo caso la vittima si difende in modo deciso ed energico, fino a sfuggire dalle mani del maniaco. 23 Aprile 2006 - una studentessa viene assalita alla fermata del bus davanti alla Coop di San Donato, poco dopo la mezzanotte, da un cittadino extracomunitario forse ubriaco. 19 Giugno 2006 - due ragazze vengono aggredite in via Del Porto e in via Brugnoli. 16 Luglio 2006 - una diciassettenne svedese viene violentata da un giovane marocchino ai Giardini Margherita, riuscito poi a fuggire all’intervento di alcuni amici della vittima. 27 Agosto 2006 - alle 4 del mattino una donna trentatreenne viene aggredita da un uomo sconosciuto all’uscita della Festa dell’Unità del Parco Nord ma combatte, urla e riesce a richiamare l’attenzione di tre passanti che intervengono in suo aiuto prima che sia tardi. Questi sono solo alcuni episodi finiti sulle cronache, ma quanti saranno stati invece quelli accaduti in questi mesi, dei quali noi non abbiamo mai saputo nulla, perchè le vittime non se la sono sentita di sporgere denuncia? E quanti gli scippi? E quante le rapine? Quante volte nella nostra cara Bologna le donne rimangono vittime di malviventi di ogni nazionalità, oppure di ubriachi fuori controllo che le picchiano, le rapinano o le stuprano? E voi donne pensate ancora che Bologna sia un’isoletta felice, o incominciate a sentire la paura di uscire in strada? Ma cosa aspettate ancora per imparare a difendervi da sole?

Ricominciano i corsi


Come sempre, con l’inizio di settembre sono ripresi i corsi del Combat Center Bologna, del Jeet Kune Do di Bruce Lee, del Kali-Escrima filippino e dell’Autodifesa Femminile. Sarà un anno molto importante per la nostra attività perchè il nostro impegno per fare conoscere e apprezzare queste discipline marziali aumenterà in maniera esponenziale. La novità più rilevante sarà senza dubbio l’apertura di un nuovo corso in località Prunaro di Budrio, presso la palestra TR-CLUB in via Mori 6 (telefono 051-808574), in una bella sala inaugurata da qualche mese che ben si presta alla pratica di queste discipline marziali. Qui si terrà il corso di Autodifesa Femminile, riservato solo ed esclusivamente alle donne tutti i lunedì e i giovedì dalle ore 20 alle ore 21, e il corso di Jeet Kune Do e Kali-Escrima tutti i lunedì e i giovedì dalle ore 21 alle ore 22,15, aperto a chiunque sia interessato. Questa nuova palestra permette di coprire una vasta zona della provincia di Bologna, che include paesi importanti come Budrio, Medicina, Molinella, Castenaso, Ozzano, e altri, soddisfando la richiesta di sicurezza dei loro abitanti, che non dovranno più recarsi fino a Bologna per poter imparare e praticare Arti Marziali finalizzate alla Difesa Personale. Per quello che invece riguarda Bologna città, manterremo la nostra sede storica presso i locali della palestra MITHOS in via Emilia Levante 17 di fianco al Pontevecchio (telefono 051- 544140) tutti i martedì e venerdì con gli stessi orari: dalle ore 20 alle 21 l’Autodifesa Femminile per sole donne e dalle ore 21 alle 22,15 Jeet Kune Do e Kali-Escrima per tutti. Purtroppo, il mondo in cui viviamo sta subendo un degrado sempre più evidente e rapido sotto gli occhi di tutti, e un numero sempre maggiore di persone evita di recarsi in precise zone della città o di uscire tardi la sera: questo significa “PAURA” di correre il rischio di dover affrontare uno stupido balordo con il coltello in mano o qualche ubriaco molesto. Situazione ancora peggiore per le donne sempre più spesso vittime di aggressioni a scopo di violenza sessuale, per le quali sapersi difendere è ormai una questione di sopravvivenza. Il Jeet Kune Do, il Kali-Escrima e l’Autodifesa Femminile rappresentano un modo per imparare a difendersi e vincere le nostre paure quotidiane... per poter vivere meglio!

A proposito della coppa


Ci stiamo ancora godendo le splendide immagini dei nostri calciatori che sollevano verso il cielo la Coppa del Mondo, nella notte di Berlino ormai destinata alla storia dello sport. Ma noi, quali insegnamenti possiamo trarre da una simile e impronosticabile impresa? La Nazionale arrivava al Mondiale dopo lo scandalo del calcio taroccato e molti avevano sentenziato (anche dall’estero) che l’avventura sarebbe finita molto presto e senza onore. Invece tutti hanno potuto assistere a partite eccezionali, giocate di squadra, combattute fino alla fine, dove per una volta il cuore ha avuto il sopravvento sulla tecnica di gioco. Perchè è successo questo? Abbiamo sentito spesso i calciatori nelle interviste ripetere che dovevano dimostrare al mondo che il calcio italiano è pulito e onesto, però la rabbia e la determinazione mostrati in Germania potevano essere mostrati anche in Corea nel 2002 o in Francia nel 1998, ma non è stato fatto! Perchè? All’epoca non era importante? Io credo che la necessità fosse di mostrare a se stessi di poter vincere qualcosa di grande, in modo limpido e ineccepibile, senza avere arbitri a favore o dirigenti a coprire le spalle. Mi si contesterà il fatto che non tutti i nostri nazionali erano coinvolti nello scandalo, ma quando nel gruppo ci sono sette undicesimi che vedono come solo obiettivo la vittoria, o ci si adegua o si viene estromessi, perchè quel gruppo continuerà inarrestabile fino alla fine. Questa è l’impressione che ha dato al mondo la nostra squadra: un gruppo inarrestabile e determinato, perfino rabbioso, pronto a combattere sull’ultimo pallone del centoventesimo minuto di gioco, perchè qualsiasi risultato all’infuori della vittoria sarebbe stato vissuto dai giocatori come il fallimento non del singolo torneo, ma della loro intera carriera sportiva. Tutti ricorderemo i rigori, contro l’Australia e contro la Francia, e tutti ricorderemo gli sguardi di chi si avviava sul dischetto: non erano sguardi impauriti come altre volte ci è toccato vedere ma sguardi arrabbiati, che vedevano il pallone in rete ancora prima di tirare. La sfida più importante non è mai contro l’avversario di turno, ma contro noi stessi, e per vincere quella non possiamo farci aiutare nè da arbitri corrotti nè da dirigenti disonesti: i nostri ragazzi lo sapevano e hanno fatto (bene) ciò che dovevano. GRAZIE ITALIA!

Rispetto e tolleranza


Il periodo nel quale stiamo vivendo è caratterizzato da un’enorme tensione generale che caratterizza la nostra vita quotidiana e ci porta ad essere sempre più aggressivi e arrabbiati contro tutto e tutti, quando parliamo di politica, quando ci troviamo nel traffico, quando abbiamo a che fare con i vicini di casa… però la colpa è sempre degli altri che ci fanno arrabbiare e mai nostra che, magari, siamo troppo nervosi e scattiamo subito per problemi che risolveremmo anche mantenendo la calma e per stupidaggini senza importanza. E’ sempre colpa dell’altro che suona il clacson per rompere le scatole e non nostra che gli abbiamo tagliato la strada, così come il vicino brontolone che ce l’ha tanto con noi, solo perchè ci sembra normale accendere l’aspirapolvere in camera alle 8 di domenica mattina. Sono sempre gli altri che reagiscono male e in modo esagerato ai nostri comportamenti, e non ci chiediamo mai una volta che sia una, se questi comportamenti sono sbagliati o no. Non ci chiediamo mai se ciò che stiamo facendo può arrecare fastidio, se il nostro modo di guidare l’auto è corretto oppure se il nostro modo di parlare è arrogante e prevaricatore. Vivere in pace con gli altri significa anche vivere bene con se stessi, e questo si riassume semplicemente in una sola parola: RISPETTO! Ultimamente è molto di moda la parola TOLLERANZA e devo dire che non mi piace granchè, perchè tollerare significa solo sopportare, cioè ignorare tutti quegli atteggiamenti che mi danno fastidio e che, in difesa del vivere civile (?) dovrei subire passivamente, in silenzio, e con il sorriso sulle labbra. Oggi si parla sempre più di tolleranza e sempre meno di rispetto, e questo rappresenta un grosso problema nei rapporti tra le persone: il rispetto costituisce la base fondamentale di ogni legame sentimentale, di ogni amicizia, di ogni rapporto di lavoro, rinsaldandolo ogni giorno che passa e contribuendo ad affrontare insieme le difficoltà del vivere quotidiano. La tolleranza è solo una miccia accesa, che prima o poi si consumerà, facendo scoppiare con immenso fragore la bomba che abbiamo trattenuto tanto tempo dentro di noi. Per pretendere il rispetto dalle altre persone, dobbiamo essere noi i primi a rispettare gli altri, per migliorare la nostra qualità di vita e la loro. Solo così riusciremo vivere in pace!

Onore a un eroe


Giovedì 18 maggio è morto a Taranto, per un collasso cardiaco a 59 anni, Natale Morea. Probabilmente il suo nome non dice nulla, ma se ritorniamo con il pensiero a una fredda serata del 14 dicembre 2003, ci accorgiamo di avere già sentito parlare di quest’uomo. Quattro ragazze stavano aspettando un taxi per ritornare a casa quando vennero aggredite da due loschi individui armati di spranghe, intenzionati a rapinarle (e forse non solo). Mentre la scena si svolgeva tra l’assoluta indifferenza di tutti i presenti, nonostante le urla di aiuto delle ragazze fossero ben udibili anche a distanza, un clochard (o barbone, oppure senzatetto, chiamatelo come siete più abituati) si alzò dal suo misero giaciglio di cartoni e si buttò in mezzo per cercare di difenderle da questa brutale e violenta aggressione. Il risultato fu disastroso per lui, poichè a quel punto i due criminali gli scaricarono contro tutta la loro rabbia colpendolo ripetutamente con le spranghe e riducendolo in fin di vita. Le quattro ragazze se la cavarono senza nemmeno un graffio ma lui fu ricoverato in stato di coma al vicino ospedale, nel quale rimase alcuni giorni sospeso tra la vita e la morte. Non si riprese mai del tutto, e i segni lasciati da quel devastante pestaggio hanno minato ancora di più il suo già precario stato di salute, accompagnandolo lentamente alla morte. Come potremmo definire una persona del genere? Uno stupido? Un pazzo? Un incosciente? Un eroe? Forse Natale Morea era un pò di tutto questo, ma di sicuro fu anche l’unico che, di fronte una situazione di questo tipo, si rifiutò di girare la testa dall’altra parte, sentendo il dovere morale di cercare di aiutare le ragazze in pericolo, pur non avendo dalla sua nè un fisico molto forte nè una preparazione tecnica specifica. Natale Morea ricevette la medaglia d’oro al valore civile dell’allora Presidente Ciampi, e l’attuale Presidente Napolitano s’è ricordato di lui inviando il telegramma di condoglianze alla famiglia: più che le medaglie e le onorificenze rimane però il ricordo del gesto di un uomo solo, gay dichiarato, abbandonato a se stesso e costretto a vivere di espedienti, che al momento opportuno ha saputo mostrare a tanti “uomini veri con le palle” cos’è un eroe. Grazie per averci lasciato un limpido esempio di vita! Onore a te, ovunque tu sia!

Esibizione a Budrio


Sabato 1 luglio, alle ore 21, il Combat Center Bologna sarà ospite degli amici della Boxe Budrio durante la loro manifestazione nell’ambito della Festa dello Sport a Budrio. Il loro gentile invito ci offrirà l’occasione di presentare sia il Jeet Kune Do di Bruce Lee, sia il Kali-Escrima filippino, in maniera completa e in tutti i loro molteplici aspetti. Cercheremo di mettere in risalto la versatilità e la completezza tecnica del Jeet Kune Do mostrando il lavoro sui colpitori, che utilizziamo per affinare la precisione dei colpi di braccia e gambe e per riuscire a scaricare tutta la potenza che si ottiene ruotando il corpo. Le tecniche di Trapping provenienti dal Wing Chun e le leve articolari saranno presentate in una sezione dell’esibizione a loro riservata e dedicata al combattimento a corta distanza. Particolarmente spettacolare e coinvolgente sarà la parte dedicata al lavoro con i bastoni corti di rattan tipici del Kali-Escrima, durante la quale si passerà dal combattimento con i doppi bastoni alle tecniche di bastone singolo attraverso scambi di colpi a lunga e a corta distanza, interrotti solo dall’applicazione delle leve articolari e dei diversi tipi di disarmi. Ciò che però farà più riflettere i praticanti di altre Arti Marziali che saranno eventualmente presenti tra il pubblico (e noi speriamo che siano molto numerosi), sarà la sezione dedicata alle tecniche di coltello nelle versioni coltello contro coltello e mani nude contro coltello: ci si potrà rendere conto di quale tipo di fluidità di movimento possiede un combattente esperto nell’uso del coltello e di come la maggior parte delle difese che vengono tuttora insegnate nelle scuole tradizionali sia assolutamente inapplicabile in una situazione reale. Una simulazione di Difesa Personale dell’Istruttore Moreno Martelli contro tre avversari armati e adeguatamente protetti per non subire danni fisici concluderà il programma. Questa esibizione fa da preludio alla prossima apertura di due nostri nuovi corsi presso la palestra appena inaugurata TR-club di Prunaro di Budrio, in via Mori 6 (Info: 051-808574). I corsi saranno di Autodifesa Femminile (per sole donne) i lunedì e giovedì dalle ore 20 alle 21, e di Jeet Kune Do e Kali-Escrima (aperti a tutti) i lunedì e giovedì dalle ore 21 alle 22,15. Si partirà dal primo giorno utile di settembre. Vi aspettiamo numerosi!

Perchà le attenuanti???


A fine aprile, durante un processo per stupro al tribunale di Cagliari, è stata riconosciuta come attenuante giustificabile per lo stupratore, il fatto che la vittima fosse la moglie. Qualche mese prima, nel corso di un altro processo a Roma, il giudice aveva stabilito che il fatto di vivere in un quartiere povero e degradato potesse essere un’attenuante valida per due uomini accusati di avere violentato ripetutamente una ragazza, e qualche mese prima ancora, un reato di stupro su una ragazzina minorenne da parte del suo patrigno era stato addirittura considerato “meno grave” soltanto perchè la ragazza non era più vergine. Tutti si ricorderanno poi della famosa “sentenza del Jeans” di qualche anno fa, secondo la quale se una ragazza indossa i Jeans non può essere violentata, quindi non esiste reato. Ritengo personalmente lo stupro come uno dei reati più vigliacchi e bastardi che ci siano, così come gli altri reati che coinvolgono i bambini e gli anziani, e ritengo quindi che chi si approfitta, con la forza o con l’inganno di donne, bambini e anziani, sia solo un bastardo. Il reato di omicidio, per fare un esempio, può venire considerato in modi diversi (colposo, preterintenzionale, volontario, premeditato) a seconda dell’intenzionalità, della dinamica degli eventi, delle circostanze, delle condizioni psicologiche in quel preciso momento, ma il reato di violenza sessuale è sempre, drammaticamente, uguale a se stesso, cambiando le modalità ed eventualmente le aggravanti, nei casi in cui vi si aggiungano percosse, lesioni provocate da armi da taglio, sequestro di persona o, in quelli più gravi, l’omicidio finale. Mentre potrei causare la morte di una persona senza averne l’intenzione, e questa può di certo essere considerata un’attenuante a mio favore, sicuramente non potrà mai essere la stessa cosa nel caso di violenza a una donna: è sempre volontaria e spesso premeditata! Non riesco a capire perchè gli accusati di stupro debbano essere sempre tutelati, e perchè ci siano tanti Giudici che si ostinano a concedere attenuanti inesistenti e assurde, destinate a portare rilevanti riduzioni sulla pena da scontare alla faccia della povera vittima di turno. Nonostante io porti il massimo rispetto verso le Istituzioni e la Giustizia, mi chiedo se la vittima del processo fosse la figlia, o la nipote di un Giudice…chissà le attenuanti...

Denaro, vittoria, dignità


Finalmente è scoppiato lo scandalo del calcio, e sottolineo finalmente, perchè escono allo scoperto situazioni e intrallazzi che tutti conoscevano ma che nessuno voleva raccontare. E’ divertente vedere il comportamento sorpreso di tanti giornalisti sportivi che sapevano, e che cercano disperatamente di giustificare i loro articoli garantisti nei confronti di tizio o caio, così come trovo indecente l’atteggiamento dei tifosi di alcune squadre che difendono a spada tratta i loro dirigenti truffatori, i calciatori disonesti e i trofei platealmente rubati. Mi rendo conto che per tutte queste persone contano solo due valori nella vita: il denaro e la vittoria, sempre e a qualunque costo, e sinceramente provo una gran pena per loro, ma se per calciatori, dirigenti, giornalisti, si trattava di riempirsi le tasche di soldi, ai tifosi che non ci guadagnano niente risulta così difficile ammettere di avere vinto disonestamente? Per questi tifosi, contare 29 scudetti, 25, o 20, cambia tanto la vita da perderci il sonno? Lo stesso discorso può valere per il doping, perchè se posso anche capire (comunque non giustificare) un atleta professionista coinvolto in interessi miliardari, mi sembra davvero da imbecilli rovinarsi la salute per vincere una medaglia di latta al torneo della parrocchia. Si stanno cercando tutti i sistemi per combattere questo cancro, già ampiamente diffuso anche nelle categorie dilettantistiche e amatoriali, ma finchè non si cambierà la mentalità, tornando a privilegiare la dignità, l’onore e la lealtà, tutto questo non servirà a nulla. Noi stiamo creando (abbiamo già creato) un mondo nel quale solo il vincitore conta, e il secondo classificato vale zero, e questo nello sport, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Vedo spesso genitori inculcare questo concetto nella mente dei loro figli, togliendogli da subito il piacere di gareggiare confrontandosi con gli altri e con se stessi, per migliorarsi. Io ho combattuto nel Tae Kwon Do diversi anni e a volte ho vinto, altre volte ho perso, e ho sempre mantenuto la mia dignità sia nella vittoria, rispettando colui che avevo battuto, che nella sconfitta, riconoscendo i miei errori o accettando la superiorità dell’avversario. So di non avere mai rubato nulla a chi meritava più di me, non mi sono arricchito e non ho nemmeno tanti trofei, ma posso guardarmi allo specchio tutte le mattine senza provare nessuna vergogna di me stesso.

combatcenterbologna.com


Nonostante le Arti Marziali (tutte) abbiano origini più o meno antiche, e nonostante alcune di queste propendano con tutte le loro forze al mantenimento delle tradizioni, è comunque necessario adeguarsi ai tempi moderni: noi viviamo in un mondo sempre più tecnologico e multimediale, nel quale le possibilità di mostrare al grande pubblico le proprie attività stanno diventando davvero infinite, oltre che necessarie per poter sopravvivere ai costi che inevitabilmente si devono sostenere per affittare una palestra e per mantenersi aggiornati. E’ ormai da un anno che scrivo i miei redazionali sul Dove, ed è con grande piacere che posso annunciare, proprio su queste pagine, l’entrata on line del nostro nuovo sito internet www.combatcenterbologna.com che apre un nuovo capitolo nella vita del nostro gruppo. E’ un sito estremamente semplice da visitare anche per i non esperti, e si possono vedere le schede personali degli Istruttori e degli allievi di grado più elevato complete di foto e curriculum; c’è la pagina riguardante l’AKEA, associazione della quale facciamo parte, e pagine sul Jeet Kune Do, Kali-Escrima, Pentjak Silat e Antiaggressione femminile ricche di informazioni sulle origini e sui metodi di allenamento, oltre che di sequenze fotografiche. Le pagine relative alla storia, alla rassegna stampa e agli eventi raccolgono ciò che è stato fatto dal 1999, con il resoconto fotografico di stage ed esibizioni da noi organizzati e gli articoli apparsi sulla stampa, specializzata o meno, che ci hanno riguardato direttamente. Nella pagina RASSEGNA STAMPA, c’è una sezione dedicata interamente al Dove, dalla quale si possono scaricare o stampare tutti i miei redazionali pubblicati fino ad oggi, con i quali ho sempre cercato di trattare argomenti di interesse comune, dalle arti marziali, alla difesa personale, dagli aspetti della psiche a episodi di cronaca che hanno fatto discutere. Nella pagina conclusiva è indicato come contattarci, con riportati i numeri telefonici di riferimento e i vari collegamenti diretti alle nostre caselle di posta elettronica, le palestre dove si svolgono i corsi, le serate precise delle lezioni e gli orari nei quali ci potete trovare. Spero che molti di voi, visitando il nostro sito internet, possano scoprire le possibilità che offrono le discipline che pratichiamo e si uniscano a noi per continuare a crescere insieme.

La rabbia e la paura


La rabbia è una delle nostre emozioni, e come tale dobbiamo conviverci, ma esiste rabbia e rabbia: quella che si prova a causa di un attentato terroristico è diversa da quella che ci provoca una manovra errata nel traffico, o il tradimento della moglie, ma sempre rabbia è. Io però sto parlando della rabbia vera, quella che ci cancella ogni capacità di ragionare, e che può portarci a compiere gesti che in condizioni normali non penseremmo nemmeno! Una volta io l’ho provata, contro un uomo che si era comportato in modo impensabile e assurdo con una signora molto anziana, mettendone gratuitamente in pericolo la vita e che, alle rimostranze mie e di altri presenti, ebbe la sfrontatezza di ricoprirci di insulti di ogni tipo, mostrando un’arroganza e una cattiveria degna di essere esaminata da uno psichiatra. Più cercavamo di ragionare e più l’aggressività di questa persona aumentava, fino a che non è arrivato a minacciarci fisicamente: solo tempo dopo, ripensandoci a mente fredda, mi resi conto che se avesse fatto solo un altro passo avanti verso di me l’avrei colpito, e colpito ancora, e ancora, e non mi sarei fermato più fino a quando non fosse tutto finito. Perchè un tipo così maleducato, cattivo e arrogante però non fece mai quel passo avanti? Dopo la sua minaccia ci guardammo fisso negli occhi alcuni secondi, durante i quali vidi che il suo atteggiamento cambiava, diventando titubante e indeciso, poi lasciò perdere. Forse lui nei miei occhi ha visto una rabbia che non aveva mai incontrato in precedenza e una determinazione che il suo istinto di sopravvivenza gli ha consigliato di non affrontare. Il vivere comodo e civile della nostra società moderna ha attenuato alcuni istinti animali che però esistono ancora in noi, fanno parte del nostro DNA, e talvolta ritornano fuori. Intuire la paura o la rabbia nello sguardo di una persona o di un animale può fare davvero la differenza tra la vita e la morte e tutti possediamo questo istinto, anche se senza saperlo. Quello che è certo è che in anni di combattimenti non mi ero mai sentito così deciso a far male a qualcuno, e questo mi fece capire quanto sia diverso affrontare una persona su un ring, oppure in strada sotto l’effetto di stati d’animo unici e irripetibili: chiunque insegni Autodifesa seriamente deve tenerne conto, e parlare con i propri allievi anche di questo!

Se i guai ci vengono a cercare


Il televideo di sabato 18 giugno 2005 recitava testualmente così: è stato accoltellato in casa mentre tentava di reagire ad una rapina…è accaduto a Milano…la vittima è un 36enne che è stato colpito varie volte dal rapinatore che si era introdotto in casa sua…al momento l’uomo è ricoverato in gravi condizioni al Policlinico del capoluogo lombardo. Altro episodio accadutomi personalmente qualche anno fa: mi stavo recando in palestra per la solita lezione di Jeet Kune Do e Kali-Escrima e, nel momento in cui ho aperto l’auto per depositare l’attrezzatura da allenamento nel baule ho sentito urlare alle mie spalle frasi che non ho compreso, ma che avevano un tono decisamente arrabbiato e aggressivo. Voltandomi vidi a una decina di metri da me tre persone, di chiare origini nordafricane, delle quali due evidentemente ubriache, con tanto di bottiglia di liquore in mano. Intanto che mi sbraitavano contro nella loro lingua, si avvicinavano con intenzioni per niente amichevoli quindi, non avendo il tempo per salire in auto e allontanarmi, tolsi dalla custodia i miei bastoni in rattan del Kali, mi girai verso di loro con l’espressione di chi non ha nessuna voglia di giocare e cominciai a battere con forza i bastoni uno contro l’altro. Il più sobrio di loro esitò e capì che poteva essere una serata sfortunata e, dopo qualche spintone e, credo, anche insulti, riuscì a convincere i due amici a cambiare direzione. Questi episodi, il primo finito sui giornali per la gravità delle conseguenze, il secondo per fortuna no, dovrebbero far riflettere chiunque dice che se uno non va a cercarsi guai, i guai non andranno mai a cercare lui: non è così perchè tornare a casa e trovarci un ladro è già successo a tanta gente, così come trovare persone ubriache completamente fuori controllo che aggrediscono con violenza gli altri senza un motivo e senza nemmeno capire il perchè. Per ciò che mi riguarda, la mia lunga preparazione sulle Arti Marziali mi rende abbastanza tranquillo di fronte a queste situazioni, perchè conosco bene quali possono essere le mie reazioni e i miei comportamenti sotto stress, ma consapevole dei rischi sempre enormi che si corrono quando ci si imbatte in individui fuori di sè e capaci di qualsiasi stupidaggine. Non viviamo in un mondo ovattato ed è meglio essere preparati a tutto, purtroppo!

Conoscere i fatti per capire


Nel redazionale della scorsa settimana denunciavo il fatto che comportamenti stupidi e incoscienti vengono troppo frequentemente spacciati come esempi di coraggio. Questo malinteso può modificare radicalmente anche il nostro giudizio su fatti di cronaca quotidiana, come la reazione ad una rapina o ad un qualsiasi altro evento criminale. Ricordiamoci però che noi non siamo mai a conoscenza della situazione reale. Un esempio eclatante di questo è rappresentato dal sequestro di un autobus accaduto a Roma alcuni anni fa, da parte di una persona armata di pistola e non del tutto a posto con la testa: dopo aver rilasciato alcuni passeggeri, questo individuo minacciò a lungo l’autista cingendogli il collo con il braccio sinistro e tenendogli la pistola puntata al fianco destro. Davvero una brutta situazione, dove il miglior atteggiamento era mantenerlo tranquillo e convincerlo a consegnarsi senza fare danni alla Polizia che aveva circondato l’autobus. L’autista invece reagì, ingaggiò una breve collutazione prendendosi tre proiettili che lo ferirono in maniera grave, ma per fortuna senza ucciderlo: tipico caso di reazione stupida, istintiva, inutile, suicida, mentre i mass media esaltavano la sua incredibile temerarietà. Alcuni giorni dopo un giornalista lo intervistò in ospedale e lui disse: la situazione era sotto controllo…sapevo che mantenendo la calma potevo uscirne senza danni…poi in lui qualcosa è cambiato all’improvviso e non so perchè…la presa sul mio collo si è fatta più stretta…il tono della sua voce improvvisamente nervoso…la mano che teneva la pistola ha iniziato a tremare…ho capito che stava per uccidermi…quindi ho dovuto fare qualcosa! La sua reazione non è stata causata nè dal voler dimostrare coraggio, nè dall’incoscienza dell’istinto, ma dalla necessità di uscire da una situazione che sarebbe finita molto male. A volte mi chiedono: uno con la tua esperienza nelle arti marziali come si sarebbe potuto comportare in quella situazione? Non è mai possibile dirlo, perchè anche se tutto appare chiaro e scontato, manca la conoscenza dei particolari e la sensazione delle emozioni. E’ facile giudicare da fuori i comportamenti e le decisioni degli altri, ma sarà sempre la opinione superficiale di persone che, però, non erano là, in quel posto e in quel momento.

Il coraggio e la stupidità


Tempo fa si diceva che c’è una linea molto sottile che divide il coraggio dalla stupidità! E’ indubbio che il coraggio sia una qualità caratteriale preziosa che non appartiene a tutti e che si riscontra anche nella vita quotidiana, come nella scelta di formarsi una famiglia, avere dei figli, intraprendere un’attività lavorativa in proprio, andando comunque incontro a situazioni che possono presentare molte incognite che potremmo non saper affrontare. Quand’è allora che si supera la famosa linea, trasformandosi da coraggiosi a stupidi? Fare esempi al riguardo è molto semplice: gettarsi all’impazzata in una strada tutta curve con la moto appena acquistata, rischiando di investire qualcuno, è coraggioso o stupido? Provocare l’enorme buttafuori della discoteca per farsi belli davanti alla nuova ragazza? Correre a 200 all’ora con tre amici in macchina per mostrargli la nostra abilità di guida? E reagire con violenza ad una persona che ci sta minacciando con un’arma e che vuole solo i pochi euro del nostro portafogli e il nostro cellulare è da coraggiosi o da stupidi? Troppo spesso l’incoscienza e la stupidità vengono spacciati per coraggio, e questo arriva a deformare il nostro giudizio trasformando in qualità positiva un atteggiamento negativo. Coraggio e coscienza corrono in parallelo con stupidità e incoscienza, dove nei primi c’è la lucida valutazione dei rischi che incontreremo, delle nostre capacità di affrontarli e delle possibilità di riuscita: il coraggio ci servirà poi per andare avanti con le decisioni prese. Agire in maniera stupida e incosciente è invece il modo migliore per creare problemi a noi stessi e, a volte, anche agli altri, non valutando in anticipo le possibili conseguenze dei nostri comportamenti che potrebbero anche segnare per tutta la vita noi e chi ci sta vicino. Questo dovrebbe essere tenuto presente, per esempio, da chi sta subendo una rapina! E’ vero che il fastidio che un’altra persona ci prevarichi, impossessandosi con la forza del frutto del nostro lavoro, può essere insopportabile, ma la reazione violenta a cosa porterà? Uccideremo il nostro rapinatore o lui ucciderà noi? Nel primo caso come sarà la nostra vita dopo? E nel secondo come sarà quella dei nostri familiari? Ne vale la pena?

Uomini e donne


Nei miei corsi di Autodifesa Femminile metto subito in evidenza, già alla prima lezione, il tipo di rapporto che esiste tra gli uomini (in generale) e il corso stesso: nessun uomo potrà MAI entrare nella sala durante le lezioni, chiunque esso sia, fidanzato, marito o altro. Gli unici uomini autorizzati a farlo sono i miei allievi esperti, che collaborano durante gli allenamenti, incaricandosi dell’insegnamento base alle nuove allieve arrivate al corso. In passato qualche allieva si è lamentata di questo, perchè il suo ragazzo l’accompagnava e, secondo lei, non era giusto che dovesse aspettare la fine della lezione fuori dalla sala. Durante le lezioni si lavora sull’aspetto psicologico, emotivo e fisico, quindi è necessaria la massima concentrazione sempre, ed è impensabile che l’allieva che sta incontrando una difficoltà si accorga che il proprio ragazzo, guardandola, sta stupidamente ridendo di lei. Un consiglio per tutte le allieve è quello di non provare mai ciò che imparano al corso, a casa, con il fidanzato o con il marito, per due motivi ben precisi: primo, perchè si tratta di tecniche estremamente pericolose e secondo perchè non si sa contro chi possono servire. Spesso gli uomini tendono a sminuire l’efficacia delle tecniche di Difesa Personale e non considerano che se si viene colti di sorpresa i danni possono essere devastanti, anche se ad eseguirle è stata la loro compagna, solo per mostrare cosa ha imparato nell’ultima lezione. Qualche anno fa una mia allieva, per mostrare al suo fidanzato come ci si può liberare da una presa al braccio, rischiò di fratturargli un ginocchio con un calcio, facendolo crollare disteso sul pavimento del salotto urlante di dolore; ovviamente lui, per mostrare la propria forza e contando sul fatto che si aspettava la reazione alla presa, voleva mostrarle che non era possibile e lei, non riuscendo a sfruttare l’effetto sorpresa, ha utilizzato istintivamente una delle possibilità alternative studiate proprio per il caso che la tecnica non funzioni. Nessuna intenzione cattiva quindi, ma solo la rabbia di non riuscire e l’istinto a colpire! Se si pensa poi a tutte le donne che vengono picchiate, stuprate o uccise dagli ex mariti e dagli ex fidanzati, bravi e gentili fino a quando non finisce la relazione, ma trasformatisi in belve assassine subito dopo, capite perchè è meglio tenere per voi ciò che avete imparato!

L'importanza di dire no


Per una donna, Difesa Personale non significa solo sapere colpire con calci e pugni, ma deve essere una filosofia di vita, un tipo di atteggiamento da tenere sempre, in famiglia, sul lavoro, nella vita quotidiana, con i propri amici e con i propri nemici, se ce ne sono. Difesa Personale significa essere in grado di reagire con fermezza a soprusi e ingiustizie che gli altri cercano di compiere superando, a volte, il limite della moralità o della legalità. Ci sono persone fortunate che possiedono questa forza di carattere fin dalla nascita, altre molto meno fortunate che saranno per sempre destinate a ricoprire il ruolo di “vittima” di turno, con il marito, con il capoufficio e forse, un bruttissimo giorno, con uno stupratore. Abituatevi a dire “NO” agli atteggiamenti che avete sempre sopportato a fatica, “NO” a quelle situazioni ambigue che vi mettono a disagio, "NO" se qualcuno (chiunque esso sia) cerca di imporvi la sua volontà o le sue idee con l’arroganza, la prepotenza, la violenza. Ricordatevi che un “NO” deve essere deciso, sicuro, indiscutibile, e “NO” deve restare: cambiate idea solo se avete un validissimo motivo e, comunque, non fatelo troppo in fretta. Se un uomo sconosciuto si offre di portarvi la borsa della spesa e gli rispondete “NO” è perchè il vostro istinto non si fida di lui, ma se insiste e diventate dubbiose e possibiliste lo spingete a provare ancora: se lui insiste di nuovo e voi accettate, state segnalando in modo inequivocabile che il vostro “NO” dopo solo un paio di insistenze può trasformarsi in “SI”. A questo punto gli avete comunicato che il vostro carattere è facilmente addomesticabile, e potrebbe sentirsi incoraggiato a spingersi oltre, visto che dite “NO” intendendo dire “SI” e proprio su questo “equivoco” si sono basate le tesi difensive di molti avvocati incaricati di difendere in tribunale imputati accusati di aggressione a scopo di violenza sessuale. E’ vero che può succedere a volte di apparire scortesi (o addirittura maleducate), ma sarà sempre meglio che dare l’impressione di essere una donna debole e facilmente malleabile. I leoni nella savana, cacciando con l’istinto, colpiscono sempre la gazzella più debole, ma a noi le gazzelle sembrano tutte uguali; anche le donne possono sembrare tutte uguali, ma per noi uomini non è così. Non siate le più deboli! Imparate a dire di "NO"!

Difendersi con oggetti comuni


Nello studio della Difesa Personale, in particolar modo della Autodifesa Femminile, viene sempre dedicata una parte delle lezioni alla possibilità di utilizzare oggetti di uso comune, più o meno occasionali: si tratta di una parte importante, specialmente per la donna, in una situazione che la vede sempre in svantaggio, aggredita di sorpresa e, nella maggior parte dei casi, in netta condizione di inferiorità fisica nei confronti del suo aggressore. Nonostante in tanti anni abbia visto insegnare a usare di tutto, dagli ombrelli alle carte di credito, dalle spazzole per i capelli alle riviste arrotolate, dalle bombolette spray alle chiavi di casa, solo le ultime due sono quelle che mi interessano e che consiglio alle mie allieve. Innanzitutto bisogna partire dal principio che un oggetto che non sia subito a disposizione non potrà mai essere impiegato, e questo vale per tutto ciò che di solito è contenuto nelle borsette, visto che la borsetta è la prima cosa che un aggressore si preoccupa di strappare alla vittima gettandola lontano, per evitare armi o telefonate di aiuto con il cellulare. Solo ciò che si tiene già pronto in mano può essere utile e, se ci pensate un attimo, visto che i luoghi più a rischio di aggressione sono i portoni di casa, i parcheggi e le strade male illuminate in prossimità dell’abitazione della vittima, sono tutte situazioni dove avrete la necessità di utilizzare delle chiavi per entrare in casa o per aprire la vostra automobile. Prepararle in anticipo permette sia di risparmiare il tempo che si perde di fronte alla porta per cercarle in fondo alla borsa, sia di avere già un’arma in mano da poter usare subito. Completare il vostro portachiavi aggiungendogli un piccolo moschettone vi permette di inserirvi un dito all’interno e questo vi dà la garanzia di rinforzare l’impugnatura e di non perdere le chiavi nemmeno in seguito ad un’aggressione alle spalle o a una collutazione. Per le bombolette pepper-spray bisogna chiarire che, se usate in ambienti ridotti come gli androni dei palazzi o gli scantinati, la vittima ne subisce l’effetto esattamente come il suo aggressore: un consiglio utile è di tenerla sempre in mano se si va a fare sport all’aperto, perchè può funzionare benissimo se si viene aggredite da un cane inferocito, aspetto della autodifesa frequente ma sottovalutato da tutti, che crea alla persona danni fisici terrificanti.

Attenzione e prevenzione


Nei miei corsi di Autodifesa Femminile cerco di sensibilizzare le allieve a riconoscere le situazioni di possibile pericolo che possono presentarsi durante la loro vita quotidiana, che potrebbero sfociare in un’aggressione a scopo di violenza fisica o sessuale ai loro danni. Per conoscerle basta guardare le statistiche che indicano come luoghi a rischio il portone di casa, i parcheggi deserti o sotterranei, le strade senza illuminazione, i parchi pubblici. Per riconoscerle sul momento però è sufficiente ascoltare il nostro istinto che ci comunica SEMPRE quando c’è qualcosa che non funziona o che non convince, mandando il segnale di fare attenzione, di guardarsi intorno, di accendere i nostri sensi per capire cosa non va. Per capire cosa significa, basta pensare al nostro comportamento quando guidiamo l’auto. Su un’autostrada deserta in un giorno di sole la nostra guida sarà in totale relax, ma se la stessa autostrada è avvolta da una nebbia fittissima, o allagata da un violento temporale, o trafficata da auto e camion in un’ora di punta, i nostri sensi saranno totalmente concentrati sulla strada, sulle condizioni dell’asfalto e sul comportamento degli altri automobilisti. Questa estrema concentrazione può arrivare a rendere impossibile dialogare con qualcuno seduto al nostro fianco o ascoltare la musica proveniente dall’impianto stereo dell’auto. Questo non significa che ogni volta che ci si siede alla guida della propria auto si debba essere sotto tensione, ma solo che il nostro atteggiamento cambia in presenza di situazioni che possono comportare pericolo di incidente, e così deve essere anche se il pericolo che sentiamo o che identifichiamo è quello di una situazione di possibile aggressione fisica. Se avete l’impressione che un uomo vi stia seguendo, cambiate strada, fermatevi di fronte ad una vetrina illuminata o fingete di parlare al cellulare, così avete la possibilità di capire se sta davvero seguendo voi e se la condizione di allarme è giustificata o no. Quando vi avvicinate a casa vostra, non aspettate a cercare le chiavi nella borsa davanti al portone, ma preparatele in anticipo, e fate lo stesso quando andate a prendere la vostra auto parcheggiata chissà dove, così non perdete tempo prezioso per un eventuale aggressore. Attenzione e prevenzione sono due armi potentissime contro le aggressioni. Usatele!

Violenza e non violenza


Spesso, quando si parla di armi, violenza, Difesa Personale, o altro di simile negli articoli sui giornali, in occasione di salotti televisivi, interviste in strada, si sentono persone dire che assolutamente non darebbero mai un pugno in faccia ad un’altra persona, o che con le parole si può risolvere molto più che con la violenza, che la violenza genera violenza ecc. Sono d’accordissimo sul fatto che questo atteggiamento possa rappresentare una filosofia di vita che contribuisce ad allentare tensioni e nervosismi che possono portare allo scontro, ma è anche vero che oggi si tratta molto più spesso di una questione politica e ideologica che di un modo di affrontare davvero le situazioni che possono capitare nel quotidiano. Troppo spesso si pensa (o si vorrebbe pensare) che il dialogo possa risolvere i problemi, ma quando vi trovate di fronte una persona arrabbiata o alterata che non vuole saperne di ragionare e vuole soltanto riempire la vostra faccia di cazzotti, perdete tempo a parlare? E una donna che viene aggredita davanti al portone di casa da uno sconosciuto che vuole violentarla, pensate riesca a farlo desistere solo spiegandogli che questo non è giusto? No, non è così purtroppo, perchè a quel punto la nostra filosofia di vita viene sopraffatta dalla volontà di un’altra persona che ci impone la “sua” filosofia, quella della violenza! Quando nei miei corsi di Autodifesa Femminile vedo che le allieve sono (giustamente e comprensibilmente) titubanti all’idea di colpire con violenza un uomo, gli faccio presente che la scelta non è loro ma sua, che le ha messe in questa situazione contro il loro volere. Se prendete una persona e la gettate in acqua, voi avete già scelto per lei, e a quel punto ci sono solo due alternative, nuotare o morire, anche se nuotare è la cosa che odia di più! E’ per questo motivo che la prevenzione assume un ruolo fondamentale nei miei corsi di Autodifesa, perchè è importante evitare di trovarsi di fronte a questo bivio, è importante non lasciarsi gettare in acqua, è importante che siamo noi a scegliere e non gli altri per noi. Combattere o arrendersi, così come nuotare o morire, sono scelte drastiche e obbligate che non lasciano spazio nè al pensiero nè al dialogo, e chi è convinto del contrario è solo perchè non ci si è mai trovato di persona. E io gli auguro di non trovarcisi mai!

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